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Non sono perfetta. Sono tuttavia autentica. Chi ha un rapporto con me ha sempre la garanzia di trovarsi di fronte all'originale. Non sono una foto con dedica che rispecchia un attimo congelato.Sono in gran parte quello che scrivo. La prosa che tento di fare, la poesia che non sa volare oltre me stessa. Mi snodo in periodi e paragrafi, mi trasformo in punteggiatura. Mi maschero da vittima o da carnefice, con fogli di carta bianca.Mi acconcio come i pazzi con petali di fiori secchi che nei miei sogni sono sempre freschi.
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Alice64.


Carlo Mezinger

Blografando-materiale per Blog e siti Web
domenica, 11 maggio 2008

Ribadisco il senso del mio blog e l’apertura ad una forma di collaborazione con gli Autori che non godono come me, della promozione delle grandi Case Editrici.

Promuovere il mio romanzo Vento Rosso, non esclude la promozione di altre pubblicazioni valide che meritano d’essere nella nostra Biblioteca.

Altresì, riserverò uno spazio anche ad un’altra iniziativa, affinchè le date musicali in questione abbiano maggiore visibilità.

                         *                        *                   *          

                                                                

a15d4251be5ed84e0e6b2ae77806a45eIl Mistero delle 99 Tavolette D'Argilla

di Pietro Atzeni -

Edizioni Tracce - Euro 12.50

Il libro di Pietro Atzeni è un piccolo capolavoro di narrativa contemporanea. Atzeni usa pretestuosamente  lo stile del giallo, e affida la trama  ad un giovane giornalista, Luigi Duti, cronista di “L’opinionedi”, un giornale agli esordi.  E’ una storia che si articola sull’orrore, il prestigio sociale di alcuni personaggi, l’efferatezza dei crimini, e la conseguenza delle decisioni criminali dei potenti. Dopo una breve prefazione nel primo capitolo, la vicenda si stempera con grande abilità dello scrittore, nella Sardegna dei giorni nostri. Il giornalista Luigi Duti, si troverà di fronte a misteriose morti e scomparse legate agli interessi e alle lobby. L'autore non manca di descrivere la  vita privata del giovane giornalista, del suo tenero amore per Serena. Tuttavia non abbandona mai, neppure quando descrive i colori e i profumi della sua meravigliosa terra, il concetto che pervade dall’inizio alla fine il romazo.

Il liberismo che sa sempre più di dittatura “morbida fin che vuoi, ma pur sempre dittatura”.

Non manca persino di affrontare gli argomenti più scottanti e attuali, quali le guerre in Afghanistan e quella prevedibile in Iraq. Attraverso il dialogo intenso tra decani del giornalismo e l’inchiesta di Luigi Duti, Pietro Atzeni chiarisce con grande efficacia la posizione degli Stati Uniti e i motivi che l’hanno resa superpotenza in grado di controllare le economie del pianeta. Neppure la caduta del muro di Berlino viene risparmiata. La preparazione culturale, politica, la fantasia e la grande abilità narrativa fanno di Pietro Atzeni, a mio avviso, uno dei migliori scrittori che mi è capitato di leggere in questo ultimi tempi. Non mi dilungherò sulla trama che lascio a voi leggere in totale libertà. Mi permetto di aggiungere la sensazione che mi ha dato il finale di questo romanzo di spessore.

E’ un messaggio di speranza, una voglia di guardare al futuro con l’ottimismo di chi crede fermamente nell' l’intelligenza degli umani, nella capacità di discernere gli eventi con la ragione; all’informazione trasparente e alla conoscenza dei fatti, quali argomenti validi e indiscutibili per confidare in una realtà futura diversa da quella attuale, ormai giunta sul baratro del disastro.

                                     www.splinder.com/profile/pietroatzeni



postato da: argeniogiuliana alle ore 17:03 | Permalink | commenti (21)
categoria:autori

venerdì, 09 maggio 2008

home_marketingl


-Ho una laurea del tutto inutile.
Mio padre s'è venduto le mutande per farmela prendere: dovevo essere il suo riscatto. Non avrei fatto comunque il manovale, anche se non avesse avuto idee ambiziose per me. Ugualmente me ne sarei andato dal paese, avrei tagliato la corda dall'isola. Milano mi è sempre stata un faro, una luce all'interno della mente, anche quando dormivo.-
Marya non dice nulla, ascolta in silenzio e questo mi da sui nervi. Ha un corpo da sballo; solo quello.
Alle quattro del mattino, quando è la regola che stabilisce la fine della mia attività, mi piacerebbe tornare a casa con una donna che mi sa ascoltare, che non bada alle mie prestazioni come fossero la mia unica virtù.
Mi chiedo se mi sarebbe ugualmente facile rimorchiarmi una tizia come lei, se fossi un manovale o un operaio, se al posto del Cayenne full optional con i vetri scuri e la vernice nera metallizzata, avessi una Punto bianca del '96.
Come uomo non sono male; anzi direi che sono un "giusto" come dicono da queste parti.
Marya l'ho conosciuta  due mesi fa in una delle tante discoteche che frequento per lavoro. In fondo le nostre storie non sono poi così diverse. Io ho una laurea del tutto inutile e me ne sono andato dalla Sicilia dieci anni fa.
Lei ha studiato danza classica e ha lasciato la Russia l'anno scorso per cercare fortuna a Milano. In effetti fa la ballerina: la Lap Dance è una danza.
Mi stancherò presto di Marya, come è sempre accaduto. Non mi dura più di sei mesi una donna e non so neppure se mi innamorerò mai a tal punto da incastrarmi in una storia legale, ritrovarmi una stessa "lei" sul letto per il resto dei miei giorni, magari con un paio di marmocchi che mi chiameranno "papà".

A pensarci adesso, mi pare di avere una scatola di latta che mi ostruisce lo stomaco, fatico a deglutire e mi gira la testa.
Non sono pronto. No, a trentaquattro anni non mi ci vedo proprio.
Guadagno una barca di soldi e ne spendo altrettanti:mi piacciono le cose belle. Oh, mica è un delitto. Era da sempre che volevo diventare ricco e ricco non ci diventi presto e subito con una laurea in Scienze Politiche. L'ho presa per far felice il mio vecchio che se n'è andato da questa terra in pace.
-I piedi mi bruciano- dice Maya sfilandosi il sandalo di swarosky, mentre Il Cayenne, il mio piccolo gioiello, si infila nel parcheggio sotterraneo. Si piazza sulla pedana. Dal finestrino abbassato premo sul pulsante rosso e, in un soffio siamo al piano.
-Fatti un idromassaggio con i sali- le dico entrando in casa.
Non ho lesinato su nulla in questo appartamento, anche se non è ancora la casa dei miei sogni. Verrà, verrà. Tempo ancora due annetti e la facciamo finita con gli ascensori.
Ho già in testa dove. Como vista lago o niente. Como vista lago, sue due piani. Magari in stile Liberty, niente di pacchiano.
La vita a basso medio reddito non fa per me.
Spacciare pastiglie di ecxstasy e cocaina comporta qualche rischio se sei un idiota. Ma io non lo sono.

postato da: argeniogiuliana alle ore 02:07 | Permalink | commenti (85)
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mercoledì, 07 maggio 2008
travel-1-1

 Traduco in lettere i mie pensieri, le mie emozioni, le infinite malinconie che da sempre accompagnano le mie allegrie. Istintivamente così, come vivo.

Mi fu assegnato un copione la notte di un 10 dicembre del secolo scorso e non m’è bastato il tempo trascorso sino ad ora a modificarlo, malgrado le influenze esterne e l’esperienza.

Non sono deliziata da me stessa ben sapendo che ciò non traspare facilmente. Più impegnativo è il copione, più facile sapere cosa dire.

Edipo aveva solo due battute.

“Vuoi lottare?” rivolta agli uomini e “Vuoi fartela con un bambino che ha la metà dei tuoi anni?” per le donne.

Per altri ci sono sei situazioni possibili, pare.

1)    Quando parlare è indispensabile e la situazione è molto strutturata, come nello studio di un dottore

2)    Quando parlare è obbligatorio e la struttura è sociale

3)    Quando parlare è obbligatorio e la situazione non strutturata e le proprie osservazioni sono quanto di più personale e impersonale possibile

4)    Quando parlare è permesso ma non obbligatorio

5)    Quando parlare richiede coraggio

6)    Quando parlare è proibito

Da sempre faccio ricorso alla penultima opzione. Devo sempre trovare il coraggio per non chiudermi in quel silenzio amico e familiare che rende straordinariamente fantastico il mio piccolo mondo. Non ho mai permesso a nessuno di varcarne le soglie o di passarne la linea di demarcazione. Ho difeso come una tigre la mia isola infelice, ma pur sempre mia, dentro la  quale ho costruito con pazienza una casa a ridosso del lago, isolata e protetta.

Ora è arrivato il tempo di andare. Il quinto paragrafo si fonde con il sesto. Coraggio e proibizione.Li metto in una valigia. Per vivere mi basta avere con me il portatile, i miei cani e l’unica certezza che mi rimane: la neve continua a cadere leggera come piccole piume, nel cuore e nell’anima.
Malgrado la primavera ostenti ovunque la sua presenza, avverto che la mia malinconia è da sempre invernale.

 

 

postato da: argeniogiuliana alle ore 01:37 | Permalink | commenti (74)
categoria:riflessioni

lunedì, 05 maggio 2008
                         *

(togliere la musica del blog prima di avviare il filmato)
                    
grazie a tutti coloro che hanno dedicato tempo al mio libro o lo stanno ancora aspettando.

    Tutte le recensioni e opinioni di coloro che me le hanno fatte pervenire le troverete a questo indirizzo parolaailettori.splinder.com

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Poeta NarranteRaffaPiccinnialicealex    

 




 aliceConoscevo già Giuliana Argenio attraverso i suoi racconti nel suo blog. Ho avuto la curiosità di leggere Vento Rosso e da quando l’ho avuto tra le mani mi ha trasmesso un’emozione particolare… importante. Forse perchè ho la passione della scrittura e di conseguenza una grande passione per i libri da sempre. Ancor prima di imparare a leggere sfogliavo i libri cercando di capire che cosa vi fosse scritto; era per me un mondo magico che desideravo tantissimo scoprire. Un libro è un’occasione meravigliosa per viaggiare attraverso l’anima dello scrittore.. Quasi tutti i libri che ho letto hanno lasciato una traccia importante dentro di me. Non può esserci scrittura, per me, senza lettura. Dalla passione per la lettura è nata la mia ricerca nella scrittura, il tentativo di misurarmi in prima persona con la narrazione. Vento Rosso mi ha regalato emozioni profonde..è stato come vivere quelle dei personaggi in prima persona. Mauro,un uomo in apparenza freddo e distaccato ma capace di proteggere a suo modo la donna che ama…l’unica che abbia amato. Emma, che trova la sua forza in quella che il mondo chiama “fragilità”…L’Amore! Un libro che vale la pena di leggere,un libro che non resterà dimenticato su di uno scaffale tra gli altri libri. Un libro che lascia l’emozione sulla pelle perché in quelle pagine Giuliana ha scolpito la sua anima.
postato da: argeniogiuliana alle ore 13:48 | Permalink | commenti (33)
categoria:

sabato, 03 maggio 2008
          (Togliere la musica dal blog prima di avviare il filmato. Colonna di sinistra )

                                                                  *        *        *
 


sirablog Premesso che queste poche righe non vogliono neanche somigliare ad una recensione; non ne avrei né la capacità né la preparazione. Ho letto con avidità il bel romanzo di Giuliana Argento.
L’ho trovato scorrevole e ammaliante fin dalle prime righe, che si propongono al lettore con la descrizione di Mauro, della sua politicità estrema, farcita di problemi con la giustizia; delle sue debolezze, e l’estro di poeta. Proseguendo nella lettura, non si può fare a meno di notare come, l’autrice, partendo da mirabili poesie abbia saputo costruire una storia contemporanea ed affine a molti navigatori del web. Questo tasto della tecnologia moderna, viene appena sfiorato e, appare alquanto giusta, anche se un po’ tirata a mò di rimprovero, la frase che racchiude un contesto attuale che sottolinea come essa stessa, - Web-Internet- Chat e cosi via -, apra le porte ad una comunicazione tra esseri e ne chiuda altre, chiamando insensato, un’adulto che si immerge in tale contesto. Notevole ho poi trovato la figura di Emma; una donna di alta levatura, pur con le sue pecche e segreti inconfessati, ma certamente al limite opposto dall’altra donna importante per Mauro, e cioè Fiamma.

 Due poli completamente diversi, ma entrambi importantissimi nel percorso di Mauro. Come non sottolineare poi le notevoli e pregevoli dissertazioni sull’anima umana e sulle sue sofferenze, sia del protagonista sia delle personalità che ruotano attorno ad esso. In sostanza, ho letto d’un fiato Ventorosso, mi ha lasciato un po’ di amaro per il destino di Mauro che, seppur ha vissuto pericolosamente, nella lucida follia di poeta, ha avuto pur sempre un sussulto di sincerità; sincerità che l’ha portato, per uno strano, ma forse vero geniale contrasto, creato dall’autrice, ad una conclusione inaspettata.
Io sono un semplice lettore. Ma ritengo si tratti di un bel libro, che starà benissimo nella mia biblioteca.
Un Abbraccio Sirablog
postato da: argeniogiuliana alle ore 20:16 | Permalink | commenti (57)
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martedì, 29 aprile 2008
                (togliere la musica del blog prima di avviare il filmato)
            *                  *                *                    *


E' la giornata ideale per scrivere. Diluvia da ore senza sosta. Il cielo sta scaricando sulla terra le lacrime dell’umanità, il dolore di chi non ha più fiato per urlare. Capita che il cielo si incazza a guardare quello che succede nel pianeta. Capita che discuta violentemente con il dio di tutte le teologie esistenti e poi, non ottenendo garanzie per i poveri cristi che lo invocano, il cielo si sbatta le nuvole alle spalle ed esca dal regno dell'infinito, dell'onnipotenza, dell'onnipresenza. E piove, piove a dirotto. Tutte le lacrime della terra e degli uomini se le ingoia il mare, in silenzio. E' la giornata ideale per scrivere. Ideale per ricordare, ascoltare la mente, soffermarsi sul respiro dell'anima divenuto ormai asmatico. Dovrei vedere settimanalmente lo psicanalista. Da un buon periodo a questa parte evito quelle sedute. Ne ho le scatole piene delle diagnosi, delle case di cura, dei distretti di Igiene mentale. Gli strizzacervelli possono pulirmi le scarpe; so manipolarli come voglio, non ho bisogno che siano loro a spiegarmi la schizofrenia, l'isteria paranoica. Mi fanno ridere quando parlano di "soggetto border line". Mi sono sempre servito di questi tirapiedi che hanno la presunzione di leggere la psiche, di scovarne gli squilibri. Avevo diciasette anni quando la mia famiglia decise di affidarmi alla prima struttura e capii all'istante che di fronte, avevo un manipolo di idioti incapaci, presuntuosamente convinti che il giuramento di Ippocrate fosse sufficiente a renderli geniali traduttori degli scompensi mentali altrui. Ho raggirato più psichiatri io che un truffatore di professione. E' la giornata ideale per scrivere. Piove che pare un castigo. Cosa volevano dimostrare quegli emeriti imbecilli? Che andavo aiutato per il trauma della morte di mio padre? Il silenzio in cui mi chiusi per un anno, dopo la sua morte, era quanto mi dovevo per riflettere e metabolizzare la sua fine. Ucciderlo non era stata una faccenda semplice. Lo odiavo quell'essere che si divertiva ad andare a caccia e mi imponeva di seguirlo.
 
-E' uno sport salutare figliolo. Cammini, stai all'aria aperta- Sparava alle lepri, ai fagiani, alle foleghe, a qualunque cosa si muovesse.
 
-Spara figliolo! Centralo. Così, tieni la canna con il palmo. Bene ragazzo, accosta il calcio alla guancia; no, non così. Appoggialo alla spalla. Vai, vai cazzo, spara perdio, spara. L'hai mancato; t’è tremata la mano figliolo. Sei negato ma imparerai-

Tse. M’era tremata la mano, avevo alzato il braccio! Certo che lo alzavo. Come si fa a sparare ad un essere inerme?
 
-Spara figliolo, spara-
 
Pareva che mio padre valutasse le persone per come usavano il fucile.
Quel tale era un "grande" se portava a casa sei lepri. Straordinario, era l'aggettivo che usava se gli veniva all'orecchio che un tizio se n'era andato oltre frontiera a cacciare il cervo. Tutti gli altri, quelli che non sapevano andare a caccia e non sapevano usare il fucile, erano uomini a metà. E lui, un figlio a metà, non lo voleva. Non avevo neppure un fratello al quale passare la staffetta. Mia madre, priva di nerchia com'era, s'era defilata da qualunque ruolo fosse d'opposizione. Preferiva la manovalanza casalinga. Lo lasciava parlare, gli permetteva d'essere un maschio tutto d'un pezzo.
 
-Non ripeto le cose due volte. Chi sbaglia paga- questo il suo slogan.
 
Fu così che all'alba d'un inizio autunno, a tre mesi dal giorno in cui sarei divenuto maggiorenne, accondiscesi ancora una volta ad alzarmi ad un'ora assurda, per accompagnarlo a caccia. Mi venne a mira nella tarda mattinata d’autunno di quell’anno. Mi precedeva lungo il percorso, avanzavamo tra sterpaglie e alberi. Dalle fronde filtravano triangoli di luce e lo stormire degli uccelli pareva ossessivo. Rimasi ad osservare qualche istante i riquadri della camicia verde e gialla che entravano ed uscivano dalla mia vista attraverso il mirino. Sparai nel momento in cui si fermò per spostare i rami d'un cespuglio che gli ingombrava il passo. Lo centrai in piena schiena. Cadde in avanti con il rumore sordo d'un sacco di farina che piomba dall'alto. Lo lasciai tirare le cuoia com'era giusto, steso sul letto di foglie ingiallite. Rimasi a fissarlo fino a che il rantolio si spense e il torace  smise di sussultare.
 
-Muore un uomo durante una battuta di caccia. Una mattina di festa si trasforma in tragedia per padre e figlio. Il colpo partito accidentalmente centra in pieno l'uomo che muore quasi all'istante. Scioccante la reazione del figlio che non ricorda più nulla-

I titoli dei giornali mi regalarono un giorno di notorietà e ricordo il sottile piacere  della notte seguente all'accaduto, quando piombai in un sonno catartico. Finalmente libero, i pensieri sgomberati dalla presenza opprimente di quell'essere. E' la giornata ideale per scrivere. Piove e non accenna a smettere.
Ho passato la vita ad ingannare il mondo. Non ho rimorsi. Mi restano troppi rimpianti per cose che avrei voluto fare, per alcuni progetti che avevo e, gioco forza ho dovuto sopprimere. La mia psiche "disturbata dal terribile evento", m'ha impedito d'avere una vita normale. Ho trascorso una buona parte della prima giovinezza a lasciarmi curare ed è stato allora che ho iniziato a dipingere. A Venezia, la città dove vivo ora, ho allestito le mie mostre importanti, grazie alle quali sono uscito dall'anonimato e i miei quadri vengono quotati bene, sopratutto all'estero. E' la giornata ideale per scrivere.
Piove senza sosta da molte ore. Venezia invecchiata e ingrigita, silenziosa. Venezia ondeggia sull'acqua. Da Cà de Sisto guardo oltre le cupole.

   *            *              *           *           *               *

Vi ricodo che ho pubblicato un libro: Vento Rosso-edizioni il filo-distribuito dal Gruppo Mursia nelle librerie e ordinabile anche su IBS o cliccando direttamente sul sito www.ventorosso.com  in alto sopra il mio avatar. Se a qualcuno sembrerà noioso questo mio continuo ripetere la questione, vorrei spiegare che la promozione del libro è quanto ho a disposizione fino ad ottobre dell'anno corrente per avere la possibilità di pubblicarne un altro. E chi crede di concedermi  fiducia, contrib
uirà  a darmi una chànce per  scrivere oltre un blog. Vi ringrazio.
postato da: argeniogiuliana alle ore 18:21 | Permalink | commenti (120)
categoria:racconti

sabato, 26 aprile 2008

                                                   A.H.

                                                   Pag.55

 

 

[…] Natale era a meno di tre giorni, lo sfavillio degli addobbi

rendeva ogni particolare sorprendentemente nuovo.

Loro riuscivano in qualche modo a trattenere il sottile piacere

dell’atmosfera.

Camminando sotto ai portici del vicolo che conduceva

all’antico Ghetto e alla Sinagoga, leggevano sui muri le

scritte in ebraico sbiadite dal tempo.

Al posto di un negozio d’alimentari Kasher, era sorto un

minuscolo ristorante con piccoli tavoli rotondi illuminati dalle

candele, a ogni passo botteghe di ninnoli, oggetti lavorati

da artigiani. L’implicazione di quanto era accaduto durante

la guerra si sgranava nel dialogo e su come nelle situazioni

belliche del momento si stessero verificando gli stessi intenti

ricattatori spostati su altre etnie. Parlavano di come tutto tende

a ripresentarsi ciclicamente e la progressione della conversazione

aveva una velocità così forte e parimente condivisa da

lasciarli intimamente increduli di tanta affinità elettiva.

«Voglio regalarti un anello» disse Mauro all’improvviso cingendole

le spalle. «Non ho grandi cifre da spendere, ma voglio

sia tu a sceglierlo».

Deciso, la diresse verso la microscopica gioielleria della

viuzza.

Diamanti d’ottima fattura, d’ogni grandezza erano esposti

in fila, adagiati sul velluto blu.

Emma conteneva il flusso di emozioni archiviate.

Avrebbe voluto lasciarle esplodere, librarle nell’aria senza

averne timore ma, i sentimenti stavano in un rotolo di spago

aggrovigliato contorti in nodi inestricabili di paura.

Scelsero un delizioso diamante montato su oro bianco, contornato

da tanti altri minuscoli che sulla mano delicata, luccicavano

sprigionando bagliori azzurrini.

«Non ho mai regalato un anello a una donna» disse appena

furono usciti dal negozio e lei volle credergli con la forza di

chi non si arrende.

Emma non aveva più spazio mentale per riflettere e nemmeno

per fare semplici valutazioni:la sua testa era invasa da

immagini e sensazioni e impulsi in successione.

Forse voleva vivere ancora un lembo del tempo che restava

per amare.

I pensieri andavano a scatti e la percezione acuta di quanto

era futile fare resistenza o cercare di negarsi un’altra occasione.

Pensava che una volta uscita da quel contenitore doloroso

che rappresentava il passato, si sarebbe risvegliata altrove.

Le connessioni mentali si sarebbero dissolte e, forse, una folata

di vento non avrebbe più alterato la taratura dell’anima.

 

*allora intravidi

Nell’altra sponda

Dove il fiume ha più sete

Una benda di affanno sparire*

 

postato da: argeniogiuliana alle ore 14:04 | Permalink | commenti (60)
categoria:

giovedì, 24 aprile 2008
Immagine 057[...] Un lieve battito sul vetro lo fece voltare verso la finestra.
Aveva ripreso a nevicare. Restò ad osservare, assonnato, i fiocchi di neve, argentei e scuri, che scendevano obliquamente davanti al lampione. Era giunto il momento di mettersi in viaggio verso occidente. Sì, i giornali avevano ragione: nevicava su tutta l'Irlanda. La neve cadeva in ogni parte della bruna pianura centrale, sulle colline brulle, scendeva piano sulla palude di Allen e, più a occidente, calava lieve sulle cupe onde tumultuanti dello Shannon. E cadeva anche su tutto il solitario cimitero di campagna, là in cima alla collina dov'era sepolto Michael Furey. S'ammucchiava sulle croci contorte e sulle pietre tombali, sulle punte del piccolo cancello, sui cespugli brulli. E l'anima si velava a poco a poco mentre ascoltava la neve che calava lieve su tutto l'universo, che calava lieve, come a segnare la loro ultima ora, su tutti i vivi e i morti.
(Tratto dal racconto "I morti" di James Joyce)   Immagine 058


Tra il 1904 e il 1905, mentre è in esilio volontario sul continente, Joyce elabora i 15 racconti di Gente di Dublino che, pubblicati in raccolta nel 1914, lo riveleranno per la prima volta al pubblico dei critici e dei lettori come narratore di talento. Con una sensibilità e un'eleganza che sono già quelle di un grande scrittore, egli indaga partecipe le esistenze della gente d'Irlanda, attraverso una serie di ritratti fluidi ma dolenti che culminano - con il dramma simbolico di un matrimonio borghese vissuto all'ombra di un tragico segreto - nel celeberrimo racconto di chiusura "I morti".
                                                                         
postato da: argeniogiuliana alle ore 11:08 | Permalink | commenti (75)
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martedì, 22 aprile 2008
        (togliere la musica del blog prima di avviare il filmato)
                                           (Elvis Costello)
                         
Un attimo di pausa. Il tempo di riordinare le idee e la mia povera casa sottosopra. Una promessa fatta a Baloth, Baruliamo e Sirablog.
L'occasione per ribadire il senso della "parola".
Vivo dentro le "parole", le uso, le acconcio come i pazzi con fiori secchi che nei miei sogni sono sempre freschi. Tuttavia la "parola" è un bene comune ed il suo uso trova infinite sfumature. La parola è un frammento di noi. La parola ha un senso quando è collegata alla sincerità. La parola data è un impegno. La parola è la più alta espressione di ciò che realmente siamo o almeno tentiamo di essere.
                           __________________________
                                             Meme & Meme


www.splinder.com/profile/baruli

www.splinder.com/profile/BALOTH

www.splinder.com/profile/Sirablog

Questi tre "ragazzacci" m'hanno coinvolta in un Meme&Meme (così lo chiamano) e mi pare davvero scortese non giocare con loro. Il mio blog è stato aperto per dare visibilità al mio benedetto Vento Rosso, per tentare di promuoverlo in assenza di strumenti concreti da parte della casa editrice. Ma come rimanere indifferenti a tanti attestati di affetto, di stima e simpatia? Se sono andata in ristampa lo devo in gran parte a questi nick e al loro sostegno. Mi fanno ricordare con la loro gioiosa proposta una frase che si diceva da bimbi:
"Chi non gioca in compagnia o è un ladro o è una spia". 
Credo sia, in sintesi, l'attuale:
"Chi non salta, chi non salta è..."
 
                                  Elenca il link che ti ha nominato
                                  Sei cose che ami fare.
Tutto qua. A mia volta, mantenendo la "parola" data, elencherò le sei cose che amo fare e subito dopo altri sei link, ai quali passo la staffetta. Fatelo se vi sentite di farlo, senza costrizione, aderite se avete voglia di giocare per qualche minuto.
 1) Amo dire sempre quello che penso. L'impopolarità non mi spaventa. Mi      terrorizza l'ipocrisia.
2) Amo stare da sola. Scrivere in silenzio. Uscire da sola. Fare le cose da sola.
3) Amo stare con i miei cani, passeggiare con loro in aperta campagna.
4) Amo conversare quando la solitudine mi diventa costrizione e allora sento che viene fuori la parte migliore di me.
5) Amo inventare la vita
6) Amo smodatamente il "cambiamento". Traslocare, cambiare luogo. Vivrei ovunque, ma la vita è davvero breve e penso che  "18" sia il mio numero limite.

A voi.
www.splinder.com/profile/Antigone26

www.splinder.com/profile/Andrina

www.splinder.com/profile/ppneumos

www.splinder.com/profile/Ram87

www.splinder.com/profile/arietta

www.splinder.com/profile/dodoc


...grazie a chi ha pensato a me per "giocare"...grazie.

www.splinder.com/profile/gattoquatto

Poichè ho ricevuto 3 nomine al Meme, ho la possibilità di estendere il gioco a 18 persone. Non so se tutti gradiscono ma certamente nessuno è obbligato a mantenere la catena. Chi ha voglia di giocare mi lasci un pvt.
 
                              
postato da: argeniogiuliana alle ore 00:10 | Permalink | commenti (37)
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sabato, 19 aprile 2008
                              www.splinder.com/profile/gattoquatto

ringrazio Gatto per la sua recensione a Vento Rosso.
La musica è "dedicata" al Marco che c'è in lui.
(togliere la musica del blog prima di avviare il filmato)
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gattoquatto "I sentimenti, quelli veri, potenti come la forza del vento, autentici, trasparenti quanto l´acqua, non riesci a sradicarli se li hai piantati nel cuore alla faccia di tutte le ragioni e la razionalità di questa terra". In queste poche semplici parole c´è tutta la forza del Vento Rosso di Giuliana Argenio; vento rosso che, travestito da terrorista ed idolatra di Mauro Gruber, spazza ogni argine di perbenismo benpensante, di ipocrisia borghese, di fittizie certezze da salotto bon ton. Non è una lettura facile: ti colpisce subito come un pugno nello stomaco, ben assestato con precisione chirurgica. Ho odiato subito Mauro Gruber, il protagonista di se stesso; ho odiato con tutto me stesso le sue assenze, il suo irritante disprezzo per tutto quanto sa di convenzionale, sentimenti in primis, salvo poi a gozzovigliare nell´ abisso dei suoi vizi convenzionali con la "C" (alcool, fumo, stravizi, disordine mentale, domestico e metafisico). Ma ho odiato profondamente anche le "sue" donne: a cominciare da Barbara, cifra snob ed insignificante ("Barbara è una donna come tutte le altre"); per proseguire con Sonia, e non certo perché fosse stata la sua prima puttana, ma perché completamente privata dell´anima (come un Mida del degrado tutto ciò che tocca Mauro Gruber finisce pietrificato nel nulla); per non parlare di mogli inesistenti, e di paranoiche "concubine" come Fiamma, la quale si offre vittima sacrificale travolgendo il fuggitivo Mauro; lei donna infelice ed ossessiva fino alle midolla, incapace come Mauro di qualsiasi riscatto interiore. Mauro prova, questo sì, a riscattare un `68 che si è conficcato nel cuore dei protagonisti come una scimitarra arrugginita (formidabili i fallimenti di quegli anni!). Ci prova scagliando da perfetto assente valanghe di libri abbandonati nella memoria, in faccia ad un´ esterrefatta Emma (lascio apposta la protagonista femminile per ultima in questo scritto); ci prova brandendo il poeta fingitore di Pessoa come una spada nella roccia; ci prova fuggendo da se stesso e dalle proprie responsabilità come dalla polizia politica (è patetico anche come ex terrorista mancato); ci prova assumendo un´improbabile identità sudamericana che lo condurrà a precipitare in un dirupo con una grottesca mano sotto il costato e l´altra sulla fronte. E´ questa la metafora fin troppo evidente dell´atroce ed inesorabile fallimento della rivoluzione studentesca, che Giuliana Argenio riesce a conficcare senza alcuna pietà nelle patetiche rimozioni della nostra memoria perduta. E lo fa con una straordinaria catapulta di immagini, di metafore, di non sense, di colori, di suoni, di silenzi, di strade sofferenti, nello sfondo di una Caracas delirante, scolpita senza pietà nelle luci vivide delle notti insonni sudamericane; usando le figure retoriche come un giocoliere usa le arance in un vorticoso gioco di sembianze in mezzo alla platea del circo equestre; e di quelle arance non ne cade mai una. Emma, ecco, Emma tenta il riscatto, ci prova con tutte le sue forze, usando le tracce ed i bagliori inconsistenti di una timida luna, usando la magia di un bosco da favola, dove si rifugia tentando inutilmente di arrestare il tempo ( "e ti scopri a frugare in vetrine di morte, quando il sabato sera la tenerezza rimane senza compagnia"- Leo Ferré). E qui, proprio nelle ultime pagine di questo inesorabile ed implacabile palinsesto alla Kubrick, popolato di fantasmi alla Margarethe Von Trotta, è qui che l´Argenio ci sorprende e ci mozza il fiato con un colpo di scena finale straordinario: il linguaggio, da crudo ed estenuante, quale si snoda implacabile in tutta la trama del romanzo, si fa improvvisamente tenero e sublime: Campo le Rose, "i rumori ovattati del lago, il volo silente dei gabbiani sul pelo dell´acqua, il lento andare intorno, erano intrisi di un tempo mai perduto". Eccolo finalmente il riscatto, un riscatto disperatamente cercato e voluto dai protagonisti, un riscatto emerso come Venere dalle acque dal fondo degli abissi nel quale Giuliana ci aveva fatto lentamente precipitare senza che noi ce ne rendessimo conto. Il riscatto non era, non poteva essere quello degli improbabili protagonisti, il riscatto è nelle profondità dell´anima di Giuliana, il riscatto si fa poesia del dolore nelle ultime pagine di questa straordinaria odissea dei sentimenti e della ragione, i quali con accanimento e sommo pudore ci portano alla catarsi: la parabola delirante e procellosa della nostra esistenza s´immerge nella fonte miracolosa dell´amore suo malgrado, perenne e purissima metafora, nostalgia struggente ed eterna del miracolo della vita. Eccolo il "miracolo" conclusivo di Vento Rosso: un Dio necessario, anzi indispensabile, malgrado l´acclarato ateismo della Argenio. Quando ho chiuso il libro sulle splendide chiose finali di Barbara Marin, ho pianto tutto il mio silenzio.-
postato da: argeniogiuliana alle ore 18:52 | Permalink | commenti (55)
categoria:julie personale